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L’Antropologa e il suo taccuino | Osservare e narrare

Se ci fosse un oggetto in grado di raccontare chi è l’antropologo e che cosa fa, questo sarebbe sicuramente il suo taccuino. In quelle pagine bianche viene raccolto tutto ciò che l’antropologo osserva, per essere poi restituito al mondo attraverso il racconto.
Non ci sono numeri, né dati, ma un diario in cui prendono vita le voci dei ragazzi, le mani degli Operatori, i materiali utilizzati. Tutti viene svelato come fosse un mistero, dove ogni gesto ha un senso, un simbolo, in grado di documentare il significato culturale e sociale di un’esperienza.
In ogni pagina le particolarità diventano importanti, soprattutto nelle differenze, poiché ogni persona e ogni oggetto, ogni voce e ogni evento sono un mondo unico e ricco che merita di essere svelato.
In quel taccuino non ci saranno descrizioni di popolazioni esotiche, di rituali o di luoghi lontani, ma la comprensione di quella splendida comunità che è il reparto di Oncoematologia pediatrica.